Art Jellies

Nel pieno della pandemia da COVID-19, quando tra il 2019 e il 2020 scuole e università sono state costrette a reinventare completamente la propria didattica, mi sono trovato a ripensare da zero un corso di modellistica da svolgere interamente online.

L’assenza del laboratorio modelli, insieme alla necessità di lavorare a distanza con strumenti domestici, mi ha portato a orientare l’intero corso su materiali facilmente reperibili e lavorabili in casa.

Negli anni precedenti avevo condotto brevi workshop di product design usando il cibo come materiale da modellare, sfruttando la naturale analogia tra la cucina e il laboratorio come luoghi di trasformazione della materia. Ma il contesto eccezionale della pandemia mi ha spinto a esplorare soluzioni ancora più “out of the box”, sperimentando materiali inconsueti come il sapone e la gelatina alimentare.

Entrambi si sono rivelati sostituti efficaci dei materiali canonici da scolpire o da colare: lavorabili con utensili comuni, rifondibili all’infinito e quindi potenzialmente riciclabili senza scarti.

Agli studenti ho chiesto di partire dalla ricerca su un autore, traducendone il linguaggio formale in una serie di oggetti — tra cui una gelatina — capaci di sintetizzarne l’estetica. Il processo era semplice: un modello scolpito nel sapone diventava la matrice per uno stampo in silicone acetico, un materiale economico e facilmente reperibile in ferramenta. Una volta pronto lo stampo, bastava colare la gelatina e attendere che solidificasse per ottenere il proprio modello.

Negli anni successivi, rientrati in Accademia e tornati a lavorare in presenza, ho sostituito lo stampo in silicone con uno stampo termoformato ricavato da un positivo in schiuma di poliuretano. Una scelta che ha permesso di mantenere lo stesso processo sperimentale, ma con materiali più adatti all’ambiente del laboratorio.