Cohabitat

Invitato da NABA a tenere un workshop in alcuni campus messicani, ho progettato un esercizio intensivo di due giorni dedicato al product design sostenibile. L’obiettivo: sviluppare un progetto concreto da presentare in un piccolo finissage finale.

Piuttosto che concentrarmi sui materiali riciclati o riusati, ho scelto di affrontare la sostenibilità da un’altra prospettiva: l’open source design. In questo approccio, non si distribuisce un prodotto, ma la “ricetta” per realizzarlo — lasciando a chiunque la libertà di reinterpretarlo con materiali, tecnologie e risorse locali. Un metodo che, oltre a ridurre le emissioni legate alla produzione e al trasporto, favorisce la condivisione e la collaborazione.

Il tema scelto è stato quello della fauna urbana: insetti, uccelli e piccoli mammiferi che contribuiscono alla biodiversità nelle città. Ogni gruppo ha adottato un “ospite” e ne ha studiato bisogni e abitudini, progettando rifugi open source pensati per balconi, pareti, tetti o pali della luce — facilmente replicabili con strumenti semplici e materiali comuni.

Uno dei punti cardine del workshop è stato il design for disassembly: progettare pensando non solo a come un oggetto nasce, ma anche a come potrà essere smontato, riparato o riciclato. Da questa idea è nato il sistema di assemblaggio che ho sviluppato per l’occasione: un meccanismo di morsetti ottenuti con dadi e barre filettate che tengono insieme le parti solo tramite la pressione. Nessun collante, nessun fissaggio permanente — solo componenti facilmente separabili, pronti per essere riutilizzati o trasformati.

Per garantire coerenza e interoperabilità tra i progetti, abbiamo seguito le linee guida della community di OpenStructures, un sistema modulare che consente di creare oggetti diversi ma compatibili tra loro.

Infine, per la prototipazione, gli studenti hanno lavorato con legno compensato da 10 mm e lamiera zincata: materiali economici, facilmente reperibili e perfetti per testare un processo di design aperto, locale e sostenibile.